giovedì, marzo 17, 2011

[FUMORECE] CLEO ovvero DELLA SINCERITA' COME SCELTA

Premessa: tutto ciò che state per leggere non ha la pretesa di essere vero ma solo l'assoluta certezza di essere sincero.
Se la verità può essere nuda e cruda allora può essere anche cucinata e vestita.
Permettetemi allora di essere un sarto del vero e di cucinare per voi un po' delle mie sensazioni, sfumate nel vino del mancanza di obiettività e nell'aceto della ricercata sincerità.

Vi voglio parlare di Cleo.

 

Cleo, brossurato colori 72 pagine, € 10.90, collana Oblò. Ci si può innamorare di una ragazza conosciuta in sogno? Cleo è una storia d’amore, delle più semplici, tra un ragazzo e una ragazza. E potrebbe bastare questo, con l’atmosfera magica di Trieste e la nostalgia della Barcellona del passato, per descriverne l’incanto. Ma amare a volte significa saper mentire, nascondere piccoli turbamenti,  gelosie, segreti. Cleo non ne è capace, una seconda bocca all’altezza della gola rivela senza pudori i suoi desideri, le sue paure. E non resta che soffocarla con bende e sciarpe, perché la verità può farti perdere la persona che ami, soprattutto se ti tradisce con un sogno…


Qui sopra la descrizione che potete trovare sul sito delle Edizioni Voilier.

Cosa ha di particolare di questo fumetto, per aver suscitato in me quel moto interiore tale da farmi abbandonare  il milione di cose che avevo da fare per scrivere questa recensione?

Nulla. E tutto.

Con calma. Seguitemi.

In primo luogo questa recensione, dentro di me la vivevo  come una gravidanza non desiderata.
Un incidente di percorso. Un figlio che non vuoi, ma che deve avere per forza.
Perchè?
Perchè il tempo è poco e non sento il bisogno di scrivere di tutto ciò che leggo.
Poche cose. Quelle che mi colpiscono di più. E Cleo, letto subito dopo la Lucca del 2010, in cui veniva presentato, mi aveva colpito molto poco.
Eppure, la dovevo scrivere, perchè il suo autore, Valentino Sergi, è un amico e un collaboratore.
Non che lui mi abbia chiesto nulla (troppo signore per farlo), ma lo trovavo un atto dovuto.
Che palle. 
Come faccio? 
Ne scrivo e ne scrivo male, per essere sincero?
O lo incenso, attraverso arzigogolati giri di parole con i  quali spiego, di fatto, che non mi ha detto nulla, ma suscitando interesse nel potenziale lettore?
Non so. Ci penso. Ci ripenso. Intanto il tempo passa. Napoli si avvicina e io ho nella pila  di recensioni da fare (ce ne sono diversi di volumi che mi stimolano ultimamente) questo albo da ormai troppo tempo.
Praticamente me lo sono dimenticato.
Sai ce faccio? Me lo rileggo.
Conclusione? 

MAI LEGGERE I VOLUMI DURANTE LUCCA. MAI.
E' un po' come voler assaporare un qualsiasi cibo con la bocca piena di caramelle, vino, pollo, fanta, sugo e scologno. Non riesci a sentire i sapori.
Forse nel giudicare questo volume, sono stato precipitoso come un saltatore di bungee jumping wireless 
 (copyright Pierz).

Non fraintendetemi. Cleo è un volume che non va oltre il sei, come votazione. Non  è una lettura imprescindibile e che voi lo leggiate o meno, la vostra sita non cambierà di un acca (ecco, se non si fosse capito, ho deciso si affrontare la recensione in modo sincero).
Però....però...però c'è qualcosa in questo volume che merita un'analisi più approfondita rispetto a quella che inizialmente mi aveva suscitato.

Cleo è la protagonista della storia. E' innamorata. Ha un padre problematico. 
Fin qui, siamo nell'ordine della banalità più pura.
Ma siamo ad un livello superficiale.
Cleo vuole fare la scrittrice. Fa gavetta. Scrive storie porno. Non le piace. Ma ha un desiderio così forte di scrivere che è disposta ad ogni sacrificio emotivo pur di raggiungere la sua meta.
Cleo è un freak. A due bocche. La seconda sulla gola. 
E' la bocca delle verità, dice sempre quello che pensa. Che Cleo pensa. Che non ha il coraggio di dire a se stessa.
Cleo la imbavaglia quasi sempre e raramente l'ascolta. Due bocche. Tramite una parla la coscienza, tramite l'altra la volontà di menzogna che i  desideri suscitano.
La bocca, a detta della madre, è una voglia, di quelle che, secondo superstizione, nascono sui bambini le quali madri hanno forti desideri non soddisfatti durante la maternità.
La madre di Cleo aveva voglia di essere sincera e di confessare la sua mancanza di amore per il marito o forse, semplicemente, la sua voglia di libertà. 
Fatto stà che Cleo nasce con una voglia di sincerità sulla gola a forma di bocca. Bella metafora. 
Questa intuizione sarebbe bastata a scrivere una bella storia. 

Purtroppo, non per Valentino Sergi, che decide di inserire nella narrazione tutta una serie di altri elementi che alterano l'equilibrio del racconto.
- Andrea, di cui è innamorata Cleo, ha dei problemi che alterano il suo comportamento e rendono impossibile il rapporto con la ragazza, proiettandolo in un mondo onirico nel quale troppo spesso si perde.
- Protagonista delle visioni di Andrea è Esplelh, donna dei suoi sogni, troppo damigella in pericolo da salvare, troppo diversa da Cleo, troppo "immaginata" per non influire sul ragazzo nella sua gestione del rapporto con Cleo.
- Il padre di Cleo, è un uomo tormentato dai ricordi che cerca, nell'astrarsi dal quotidiano per rifugiarsi nei ricordi, la sua pace.
- Come se non bastassero i problemi mentali di Andrea, Cleo trova altro ostacolo al suo amore nella figura di Vittoria, personaggio estremamente poco approfondito e che risulta eccessivamente piatto ed incomprensibile nel suo agire puttanesco.
- Aggiungeteci un coinquilino di Andrea totalmente insulso che forse voleva essere macchietistico ma che si rivela solo caricaturale e avrete capito perchè in 72 pagine c'è davvero troppo roba perchè ci possa stare tutta senza alterare il ritmo narrativo in modo compromettente.

Quindi una buona idea, raccontata in modo  confusionario, volendo strafare per paura di essere troppo banali.
Eppure Cleo è un personaggio bellissimo, che potrebbe reggere da sola una serie regolare.
Anche la narrazione, se pur confusionaria, presenta delle trovate scenografiche di notevole impatto.
La maggior parte delle visioni onoriche di Andrea sono fortemente evocative ed invitano il lettore a soffermarsi sulla tavola, cosa non da poco in questi tempi di letture veloci.
Anche il finale, volutamente non scontato e triste, se pur assolutamente coerente con il personaggio, è un piccola grande prova di coraggio da parte di un autore che cerca, a volte riuscendoci, di essere anticonvenzionale (certo, se voi sapeste di certi trattori che entrano a Venezia guidati da uomini nudi...ma lasciamo perdere....)

Un passo falso insomma? No. Un primo passo per un autore giovane che ce la farà, perchè ha buone idee, ottime tecniche narrative e tanto entusiasmo. Tanto entusiasmo. Troppo entusiasmo. Valentì, ci deve mettere la stessa passione ma MENO entusiasmo. Meno.
In fondo, cosa è la potenza, senza il controllo?

Analizzando la parte grafica, opera di Mirka Ruggeri, invece balza fuori il problema opposto.
Troppo poco entusiasmo. C'è la tecnica, c'è anche la passione, ma manca quello slancio e quella brillantezza che distingue il compitino ben fatto e funzionale con l'opera realizzata con desiderio di stupire.
A questo si aggiunge una grande discontinuità nel segno, che spesso porta a disegnare gli stessi personaggi in modo diverso da vignetta a vignetta. 
Certo si nota un certo talento e una certa cifra stilistica che deve ancora evolversi, avendone sicuramente i mezzi e gli strumenti. Notevole anche l'uso del colore, usato con intelligenza e reso strumentale alla narrazione, abbinando le variazione cromatiche all'evolversi della vicenda narrata.
Insomma CBCR - Cresci bene che ripasso.
Ah! Mirka, un consiglio. Quando sei a Lucca, a presentare il tuo volume, NON puoi fare sketch del genere
Da quello che si vede nel volume sai fare di meglio. Molto di meglio.

E quindi? E quindi stasera invece di andarmi a vedere Gnomeo e Giulietta, sono rimasto in casa a partorire questa recensione, che è una figlia indesiderata, frutto di un incidente, ma che, come capita spesso, dopo che è nata mi rende contento e orgoglioso.
Perchè, un giorno, qualcuno, parlando di Valentino Sergio e di Mirka Ruggeri,  mi citerà per essere stato uno dei primi a capire che i ragazzi ce l'avrebbero fatta.Nonostante e grazie a Cleo.
E io sono troppo arrogante, ampolloso e pieno di me per non bearmi di una cosa simile. 

Due note finali:
- La cura cartotecnica del volume è ottima. 
Ottima la scelta della carta e la resa delle immagini e dei colori. Complimenti alla Voilier anche per aver tenuto il prezzo così basso nonostante si tratti di un volume a colori
- Nella terza di copertina (quindi la penultima pagina del volume) a Lucca Valentino ha scritto a mano una frase che avrebbe dovuto essere stampata su ogni volume, perchè è chiosa finale perfetta:

"...Cleo, tornò a casa
e si mise a scrivere
la più bella storia 
d'amore che c'è.
Poi la bruciò e
inziò a vivere."
 

Il Glifo con una bocca sola

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