venerdì, settembre 30, 2011

DEL MIO DEBITO CON FRANCESCO CONIGLIO ovvero POST FRAINTENDIBILE

Questo post è facilmente fraintendibile, perciò leggetevelo con calma.
Se ci penso ancora un po' non lo scrivo, perciò è meglio che mi muova.
Faccio una premessa. Io lavoro per la NPE.
 La NPE è una casa editrice che sta lottando con le unghie e con i denti per guadagnarsi la sua fetta di mercato....il che, tradotto, per me significa che non dormo la notte per pensare cosa e come pubblicare il giorno.
Insomma, io ci metto l'anima. A volte ne esco dannato o volte no.
Dopo tanti anni ho finalmente capito perchè a tutte le fiere i direttori editoriali delle varie case editrici li trovi sempre con la faccia incazzatissima. Sia quello della casa editrice ultra fica ed elitaria, sia quello della minuscola etichetta indipendente popolare.
Perchè è un lavoro (bellissimo) ma nel quale, volente o nolente, che tu sia predisposto o meno, ti incazzi sempre (per infiniti motivi che non vi sto qui a spiegare).
Io sono anche predisposto, figuratevi.
Comunque, non è questo il punto.
Che tu sia incazzato o meno, però, conviene sempre e comunque recitare la parte del silente tenebroso.
Soprattutto on line.
Cioè, meno parli, meglio è.
Meno polemiche cavalchi, meglio è (a meno che tu sia un professionista delle polemiche ed io non lo sono. Almeno non più).
Senza essere pavidi, ci mancherebbe.
Perchè?
Perchè non c'è tempo.

Non c'è tempo per articolare la propria opinione, non c'è tempo per difenderla, motivarla, capire il punto di vista altrui, controbattere, ecc. ecc., ecc.....
Insomma, se si tratta di parlare dell'evoluzione dello stile di Alberto Breccia o delle innovazioni di Magnus nel fumetto sono pronto, altrimenti....la cucina è calda. Non ho voglia di fare il cuoco e preferisco stare in studio a lavorare.
Come disse una volta una persona saggia, "io il fumetto preferisco farlo, non parlarne".
Detto ciò benedico tre volte  chi la pensa differentemente da me, dato che mi piace anche leggerne di fumetto.
Però, tornando a bomba, non è questo per me il momento di prendere parte a polemiche.
Ma nel mondo del fumetto ce n'è una al giorno.
Ultima è questa:
 -leggete QUI
- leggete QUI
- leggete QUI

Soprattutto leggendo il secondo link e le bacheche FB degli interessati potete farvi un'idea della situazione,
che si può riassumere in questa domanda:

Dato che il Canemucco non uscirà con i numeri 5 e 6, cosa si devono aspettare gli abbonati che hanno pagato anticipatamente? 

A questa domanda, in parte ha risposto Makkox (terzo link) in parte, secondo me, risponderà la Coniglio Editore in futuro.

Questa situazione ha dato il "là" ad una discussione che ciclicamente torna, relativa a Francesco Coniglio e alla sua casa editrice.
Ora, in funzione del discorso di prima  e aggiungendo che non ritengo sia corretto da parte mia parlare di un'altra casa editrice di cui non conosco dinamiche, tenendo conto che non ho motivo di non credere a quello che dicono alcuni autori e sicuro della buona fede di tutti, non dirò una parola su questa questione, sperando che la cosa si risolva al più presto.

Però qualche parola non su chi è, ne su cosa ha fatto, ma su cosa ha rappresentato Francesco Coniglio per me , se non la dicessi, sarei un pavido.
E io la mattina mi devo guardare allo specchio senza dovermi sputare.

Perciò concedetemi cinque minuti del vostro tempo.

Io provengo dalla Contea. La Contea conta 10.000 abitanti ed è un paesino della calabria del nord (Alto Jonio).
In questo paesino, per tutta la sua storia (parliamo di quasi 100 anni) non c'è mai stata una libreria fino a qualche mese fa.
Se volevi un libro, in un' epoca in cui amazon era la parola amazzone o Amazonia scritta male, dovevi fare 180 chilometri. Novanta all'andata e novanta al ritorno per raggiungere la libreria più vicina.
Centottanta chilometri.
Ripetetelo un po'. 100 80 km. Cento Ottanta Chilometri. Sono tanti. Anche solo a pronunciarli.
Questo per dei libri. Per dei fumetti non ne parliamo.
Se volevi leggerne c'era l'edicola. O meglio le edicole. O meglio ancora, i tabacchini che fungevano da edicole.
Tre.
Per 10.000 abitanti (più comprensorio).
Per me, che avevo la passione della lettura, si trattava di uscire come un pazzo quando squillava la campanella e con 300 chili di zaino in spalla correre da una parte all'altra del paese in 15 minuti per cercare di  recuperare le varie uscite che mi interessavano, che, dato le modeste dimensioni delle edicole/tabaccherie
si spalamavano tra le tre diverse location.

Nella prima  trovavi l'Uomo Ragno ma non Dylan Dog. La Play Press ma non la Comic Art.
Nella seconda Martin Mystère ma non gli speciali. Gli X-Men ma non Sandman.
Nella terza, quella un po' più imboscata...lì trovavi la roba strana.
Trovavi i fumetti della Acme, Horror e Splatter. Trovavi Bone. Trovavi, tra le riviste porno (e non chiedetemi come ne me sono accorto)....trovavi Blue. Trovavi i fumetti di Francesco Coniglio.

E' stata in quella edicola e in quelle riviste che io ho scoperto Bernet, Martin, Gipi, Bacilieri, Trillo, Risso, Ricci, LRNZ, Corona, Scozzari, Makkox, Baldazzini, Jeff Smith, i coniugi Pini e tanti, tanti, tanti, tanti altri.

E questo è stato possibile perchè l'editore che pubblicava questi fumetti, Francesco Coniglio, ha sempre ritenuto che il posto per i fumetti fosse l'edicola, anche perchè il fumetto potesse arrivare a tutti.

Ed io, quando ho avuto 18 anni e sono andato all'università a Perugia, conoscendo qualche anno dopo chi mi ha insegnato tutto quello che so sul fumetto, ci sono arrivato sapendo cosa fosse la linea chiara, cosa fosse una tavola e soprattutto che il fumetto era un mondo vasto e non fatto solo di supereroi e indagatori dell'incubo grazie a quelle pubblicazioni. 

A mia volta, questo insegnamento di Coniglio, che il fumetto è e deve essere per tutti, l'ho declinato facendo volontariato in una biblioteca del fumetto. Dove il fumetto era per tutti e alla portata di tutti. Dove ho imparato tanto.
Questa esperienza mi ha permesso di passare  per uno che due fumetti li conosce e di avere un lavoro, quello di cui sopra, per il quale  sto sempre incazzato, dormo poco la notte ma che amo a livello molecolare.

Con questo, e lo sottolineo 1000 volte, non voglio dire che condivido le scelte di Francesco Coniglio in merito alla gestione dei pagamenti. Non ci voglio proprio entrare nel merito.
Ti impegni per pagare una persona entro una certa data? Non lo fai? Sbagli. Non si può fare.
Poi ci possono essere tutte le ragioni del mondo, ma all'altra parte potrebbero non interessare.

Ti impegni a pubblicare sei numeri di una cosa e ne fai quattro? Ci possono essere tutte le ragioni del mondo per non portare a termine le serie, ma se la gente si incazza, fa bene (soprattutto se hanno pagato in anticipo). Poi ci sono i più comprensivi e quelli meno comprensivi ma questo è un altro paio di maniche.

Però, come detto, questi non sono fatti miei e non  entro nel merito.
Quello che mi interessa dire è che io il Fumetto, i grandi maestri, i nuovi maestri, i talenti emergenti, le superstar americane li ho conosciuti soprattutto grazie alle case editrici di Francesco Coniglio e alla sua politica editoriale per le edicole. E, come me, tanti. Tantissimi.

Insomma, se Francesco Coniglio ha debiti economici nei confronti di qualcuno, io ho un debito morale e di gratitudine con lui. Debito che vale poco e a poco serve, ma che io non potrò saldare mai. 

Scrivo questo ora, perchè in questo momento in cui tante cose non giustificabili vengono a galla, è giusto che chi è grato, lo dica. Altrimenti, si è pavidi. Ed io cerco di non esserlo.
A volte riuscendoci, altre meno.

Penso che  la propria gratitudine non cancella le colpe altrui e la riconoscenza, quando sentita, è doverosa manifestarla.

Perciò, vi dico non chi è, non cosa ha fatto, ne come ha gestito i suoi affari questo editore.
Vi dico cosa ha rappresentato per me, sapendo che sono un'eccezione. Forse.

Per me Francesco Coniglio ha rappresentato  una possibilità di Conoscenza.
Se ci pensate, non è poco. Non sarà tutto, ma forse...solo forse....è molto.


Tutto qui.

Il Glifo che non ama la caccia

Ps: E sia chiaro...io a tutti gli amici, conoscenti e sconosciuti che per un motivo o l'altro sono incazzati o hanno problemi con Coniglio sono vicino, li capisco e, chi mi conosce, sa che gli sono completamente solidale. A voi tutti auguro che tutto si risolva per il meglio in tempi brevi.

P.P.S:  e per ribadire l'ovvio....è logico che non sto accusando nessuno di non essere grato.
Sia chiaro. La gratitudine di cui parlo io è quella che dovrebbero avere alcuni lettori. Non quelli del canemucco sicuramente, ma molti altri.

3 commenti:

illustrAutori ha detto...

bel post, e un abbraccio forte con decenni di ritardo sulle tue corse da 18enne (che vivendo a Milano non ho fatto quasi mai ma ti capisco benissimo!)

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Grazie caro!

Anonimo ha detto...

Concludiamo dicendo che Coniglio non è mai stato un editore, ma un pressapochista da quattro soldi, con la fortuna di aver trovato collaboratori validi, mai pagati o malpagati… Doveva chiudere molto prima! Bla, bla, bla… Ragazzi quando si paga, si paga non si parla! Finché saremo circondati da questi farabutti non usciamo da nessuna crisi, a partire da quella del fumetto! Ma poi, Coniglio Editore ha chiuso o è fallita? Non è la stessa cosa, cazzo…