martedì, ottobre 26, 2010

POLEMICHE SUGLI SKETCH ovvero C'E' CRISI.



Non si può capire un fenomeno
se un poco non lo si ama,
non si può essere mai ragionevolmente severi
se non si è mai stati
indulgentemente complici,
se non si individuano cioè vizi - o virtù
che sono in parte anche nostri.

Il caso Bond
Oreste del Buono, Umberto Eco. 

Stefano Tamiazzo


Salve. Mi chiamo Andrea e sono uno sketchunter. O almeno...lo sono stato.
In circa una decina di anni ho raccolto più di 5.000 sketch, di autori italiani e stranieri.
Ero uno di quelli bravi.
Una volta, durante una conferenza Bonelli, dalla terza fila sono riuscito a far arrivare 5 fogli (Carta Fabriano A4 da 220 grammi, liscia o ruvida a scelta dell'autore, come ogni sketchunter sa) agli autori che discutevano presentando non ricordo quale serie. Parlavano e parlando disegnavano.
Per me.

E, per quanto vorrei, non vi posso raccontare di quella volta in cui Manara e mi fece uno sketch e quanti "Vaffanculo" e quanti "Stronzo" mi dovetti prendere per ottenerlo (Non dall'autore, sia chiaro.).
Al top della mia "carriera" non facevo nemmeno le file.

Le organizzavo.

Insomma, qualche esperienza l'ho fatta. Ho passato ore in piedi ad aspettare il mio turno e in quelle ore ho fatto amicizia con altra gente come. Altri sketchunter. Tutti in fila.
Ho visto cose che voi lettori di fumetti, organizzatori di fiere, autori ed editori tutti, non potete nemmeno immaginare.
Ho visto gente fare a botte per un foglio.
Ho visto un ragazzo trasformale la "sua" collezione nella "loro" collezione quando ha trovato la compagnia di una vita.
Ho difeso questo tipo di collezionisti in mille discussioni. In altre mille li ho accusati dei torti e degli errori che gli sono propri.
Poi, ad un certo punto e in un punto certo della mia vita, mi sono stancato.
Il lavorare nel settore, prima con la Biblioteca delle Nuvole e poi anche con la NPE ha cambiato le mie priorità.
Ma non solo. Mi sono reso conto che non mi godevo abbastanza le fiere, le mostre e gli incontri.
Quindi ho appeso l'albo Fabriano (Formato A4, 200 grammi, carta liscia o ruvida a scelta dell'autore) al chiodo e ho detto basta.
O quasi, perchè ogni tanto ci ricado.
Ma è raro.  E me lo confesso sempre.

Fatto sta che io ho un punto d'osservazione della "questione sketch" unica, perchè sono stato, e in parte ancora sto, da entrambi le parti dello stand.
Perciò su QUESTA polemica, iniziativa o come la si vuole chiamare, vorrei dire la mia.

Maurizio Di Vincenzo


Prima di riassumere la questione, permettetemi di fare un po' di chiarezza:

CHE COSA E' LO SKETCH E CHI E' LO SKETCH HUNTER?

Impossibile rispondere in modo oggettivo. Ci provo lo stesso.
Lo sketch è (o dovrebbe essere) arte estemporanea. Creata sul momento.
Una cosa è lavorare a casa soli, con calma e ragionando del creare nel silenzio dell'intimità delle proprie mure, magari stretti da una sceneggiatura.
Una cosa è trovarsi ad un fiera con 100 persone che ti guardano, spaccati dal frastuono di mille domande, liberi di creare.
Cioè che fuoriesce dalla punta di quella matita, di quel pennarello non può essere uguale. Non deve esserlo.
Si tratta di due cose diverse e, di base, per me che esista una forma diversa di creazione, dettata da circostanze particolari, non può che essere, in linea teorica, un bene.
Sullo Sketch non si bluffa. Non c'è Photoshop ad aiutarti. Se hai numeri si vede.
Se non hai voglia di disegnare si vede. Se non ne sei capace, si vede.
 Lo sketch, spesso, è la prova del nove per capire la differenza tra una stella nascente e un cometa cadente. Ma questo è un altro discorso.

Chi è invece lo sketchunter?

In un mondo ideale (Terra 783, per gli appassionati Marvel) sarebbe un appassionato dell'arte Fumetto.
Un patito per cui un'edizione limitata è fatta da un unico pezzo. Il suo sketch.
Un amante della nona arte, che ne stimola la creazione, chiedendo che il ricco mondo della produzione fumettistica si arricchisca di un altro pezzetto, realizzato per lui e di cui lui diventa il custode.
In un mondo ideale.
Nel mondo reale non è così. Esistono anche i casi di cui sopra. Ma sono rari.
Principalmente lo sketchunter è occasionale (uno sketchunter improprio, potremmo definirlo)
E' un tizio che vede una lunga fila alle fiere e QUINDI, NATURALMENTE si metta in fila anche lui. Poi arriva il suo turno, chiede a Massimo Carnevale se gli disegna Topolino, si incazza se non è come quello Disneyiano, lo piega in quattro e se lo mette in tasca, mentre il disprezzo generale lo avvolge (ho fatto nomi a caso.....)

(MMS - Momento Memoria Storica: Una volta una madre "costrinse" Leo Ortolani a disegnarlgi un Dragonball. Ci fu un piccolissima discussione, Leo fece il disegno, la madre lo diede al bambino dicendogli "Hai visto? Poi a casa lo coloriamo!") 

Oppure è un tizio che se lo fa fare per rivenderlo su ebay.

(MMS - Momento Memoria Storica: Una volta un autore a cui chiedo uno sketch passandogli il foglio, mi guarda in faccia fisso. Poi guarda il foglio. Poi di nuovo me. Poi di nuovo il foglio e infine, squadrandomi con i suoi occhietti anziani e inviperiti mi dice "Se lo vedo su ebay, ti vengo a cercare e ti sputo in bocca").

Insomma ci sono Sketchunter proprio e impropri. I primi vanno rispettati. I secondi no. Il problema è distinguerli.
Poi ci sono anche quelli che vengono in fiera e si fanno fare UNO o DUE disegni. Ma quelli non sono sketchunter.

E' solo gente che vuole un disegno...

Ma veniamo alla "lettera aperta" che ha scatenato questa polemica (che, credetemi, in un modo o nell'altro prima di ogni grossa fiera riparte. Solo che, dato che, questa volta si sono mossi diversi operatori del settore, è giusto analizzarla del dettaglio).

Nella sostanza, dice cose giustissime. Ma la forma e analizzando i dettagli, molte cose mi "perplimono".

Ma perchè questa iniziativa parte da una Scuola di Fumetto e non da parte di un editore o di un gruppo di autori?

Cioè, veniamo al punto.
Un autore allo stand permette di vendere molti, ma molti albi in più.
Un autore allo stand a volte è ospite del suo editore, a volte no. Ma promuove comunque il suo albo.
Io editore ho tutto l'interesse a fidelizzare il lettore e il frequentatore di fiere, dandogli buoni motivi per venire al mio stand.
Anche perchè, per chi non lo sapesse, ogni albo venduto in fiera, per l'editore, vale doppio, non dovendo passare per i vari intermediari.
Quindi, se io editore, ospito l'autore, chiedendogli la cortesia di venire a disegnare allo stand, per promuovere il suo albo, sarei io a dover raccogliere il malcontento di un autore e non chi non basa i suoi guadagni sulle vendite.
Cioè, scusate, ma un Scuola di fumetto alle fiere cosa vende? Sicuramente avrà qualche produzione interna, ma si basa su essa la sua sussistenza? Non credo. Penso che una Scuola del Fumetto alle fiere vada più che altro per promuoversi.
Inoltre, se io inserisco allo stand della mia casa editrice un tariffario, creo una concorrenza interna.
Se un visitatore di fiera a 100 euro da spendere O li spende in fumetti O li spende in disegni.
Perciò, fermo restando che ognuno può fare come preferisce, mi spiegate perchè un editore dovrebbe inserire un tariffario degli autori ospiti presso il suo stand? Lo può fare (e fa bene a farlo per sensibilizzare la questione "rispetto dell'opera".) una scuola o un'associazione che non deve vendere nulla, per sopravvivere. Ma non un editore.
Sinceramente non capisco.
Inoltre, mi spiegate perchè io, editore, che ho fatto patti chiari con il mio autore, dovrei decidere di non fidelizzare il rapporto con i miei lettori, cercare di farmene nuovi, offrendo, regalando se lo ritengo, un disegno?
Il rapporto non deve essere tra il lettore e il disegnatore, ma tra il disegnatore e l'editore.
Se io chiedo all'autore X quale è la sua disponibilità e lui mi dice " Guarda io i disegni non li voglio fare" allora sono io editore che devo pormi tra chi cerca il disegno e l'autore.
Se invece mi si dice " Per me sta bene farli su foglio o su albo", sono sempre io che devo gestire il rapporto tra disegnatore e possibile acquirente.
Il rapporto è tra l'editore e il disegnatore. Le regole le pongono loro, tra di loro, per loro. Tali regole poi hanno applicazione verso i terzi. Ma nessuno si può permettere di dire quale è il metodo giusto.
Perchè qui chi "investe" sono l'editore e il disegnatore e come detto (questa è la terza volta...spero che il concetto sia chiaro) il rapporto è tra di loro e loro lo gestiscono.

Dal Comunicato: "Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato. Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente"

Premettendo che la frase è estrapolata dal suo contesto e invitandovi a leggere tutto il comunicato alla fine del post, vorrei porre l'attenzione su questo concetto. Ma davvero è un problema così grande? Perchè non mi sembra che sia uno dei punti all'ordine del giorno della Tavola Rotonda del fumetto!
Cioè in fiera si va a promuovere se stessi e gli albi. Una volta fatto il disegno, creato il rapporto col l'utente/lettore, la sua finalità è stata raggiunta. Quale è il problema di cosa succede DOPO al disegno, per l'autore?
Il problema è che viene messo in vendita a 5 euro o che viene VENDUTO a cinque euro?
Sottolineo che per me questo atteggiamento della vendita dei disegni su e-bay o similari è criminale, sia chiaro, un tradimento alla fiducia che si crea tra autore e fan (o presunto tale), ma comunque, la promozione si è avuta. Il rapporto si è creato. L'opera dell'autore si "veicolizza". Non è poco.

Corrado Mastantuono

Sempre dal comunicato: Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?”

E quindi? Dalle mie parti i contadini (saggezza popolare) dicono "Nesciuno nasce imparato".
Nei fumetti non ci sono le foto degli autori. E nessun lettore è tenuto a conoscere tutti gli autori.
Ben venga chi vuole imparare e conoscere ciò che ignora, ben venga chi non legge a compartimenti stagni, solo manga o solo Bonelli o solo supereroi ma si interessa ad altri generi chiedendo chi sia o chi non sia quell'autore.
Certo, se lo chiede all'autore stesso c' è qualcosa che non va. Torna il discorso che è l'editore (nella figura dello standista) a dover interagire con l'utente per questi aspetti.
Spesso non succede, ma  che il mondo sia piano di tamarri, pensavo fosse un concetto condiviso.

Sempre dal comunicato: "....per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante."

Ora, a parte che se uno il foglio lo vuole accartocciare e metterselo in tasca (ORRORE, se ci penso mi vengono i brividi) lo fa anche se l'ha pagato 30 euro, il mondo è pieno di tamarri. Alle fiere poi, non ti dico.
Pensate che ci sia un qualsiasi rimedio a questo dato di fatto? Facciamo una prova Livello-T(amaraggine) a tutti coloro che devono entrare in fiera?

Insomma, capiamoci. L'iniziativa della scuola è lodevolissima e mentirei se dicessi che sulla sostanza non sono d'accordo al 99%.
L'autore, il suo lavoro, la sua opera, la sua Arte (scritto maiuscolo) e la sua persona vanno rispettate. Su questo non ci piove.
Ma il fenomeno Sketch e il conseguente rapporto con i visitatori delle fiere non mi sembra si stato ancora ben analizzato.
Per esempio, l'iniziativa non tiene conto che, alle fiere, c'è sketch hunter e sketch hunter, appassionato e appassionato, tamarro e tamarro.
Non tiene conto, che sono le case editrici a dover gestire il rapporto autore/acquirente, ognuna a suo modo.
Non tiene conto che con questa iniziativa si colpisce il colpevole e l'innocente.
Ed a me, le generalizzazioni non sono mai piaciute.
Tanino Liberatore
Infine, dato che è un po' ipocrita criticare e non proporre, dico la mia, alla luce della mia esperienza bilaterale.

- Lo sketch, di regola, deve essere sempre subordinato all'acquisto.
Portare l'autore in fiera è una spesa e/o un impegno per la casa editrice. Per questo va sostenuta.
L'autore decide se vuole disegnare su foglio, su libro o su entrambi. E' la casa editrice che gestisce questo rapporto tra l'autore e l'acquirente, evitando di mettere l'autore in situazioni di imbarazzo.

- Se l'autore vuole vendere i propri sketch, lo fa al proprio stand. Agli stand delle case editrici non dovrebbe essere permesso ( E' la mia opinione, poi ognuno fa come preferisce, ci mancherebbe).
Se l'autore vende i propri sketch, deve mettere in conto che l'acquirente, a sketch ultimato, può anche rifiutarlo.
Se pago, allora voglio un certo livello. Se questo non lo ritengo raggiunto, non sono obbligato a comprare.

- Se l'autore non vuole fare sketch, è vuole solo firmare gli albi è un suo diritto. Basta che l'editore lo sappia.

- I coglioni stanne nelle mutande. Non dietro uno stand, ne davanti.
Comportiamoci tutti con educazione, se vogliano essere trattati con educazione. Perchè, a volte, col tamarro ci vuole il cafone.

- Infine, al "mio" stand comando io. E le regole la faccio e le sfascio a mia discrezione.
Se per un particolare acquirente, voglio chiedere all'autore la cortesia di fare un disegno anche se non ha acquistato l'albo, lo posso fare. E nessuno mi deve dire niente (tranne l'autore, che, giustamente, mi può dire di no, se non vuole disegnare).

Il Glifo Perplesso, di qua e di là.

Ps: Per favore, smettiamola con questa storia "l'idea che un autore sia tenuto a disegnare gratis alle fiere è tutta italiana." Siamo in Italia (e non lo dico, questa volta, in senso dispregiativo). Quando saremo in Francia, faremo alla francese. In America all'americana. Nessun errore radicato nella cultura di un paese si risolve o sradica con l'esempio di un altro paese, perchè i paragoni sono una delle invenzioni filosofiche più stupide del creato.
Ragioniamo dei "perchè", se vogliono cambiare i "quindi".

Paolo Bacilieri

P.P.S: Ehm...questo fu uno degli ultimi sketch che mi feci fare...notate la vignetta in alto in cui c' è scritto "MAI PIU'"? Ecco....non è li per caso...ma per questa è un'altra storia....

P.P.P.S.: Prima che me lo faccia notare qualcuno, sono assolutamente consapevole del fatto che negli anni le mie posizioni si sono modificate ed evolute. E quindi?
Si evolvono i Pokemon e non mi voglio evolvere io? Solo gli stupidi non cambiamo mai idea.

P.P.P.PS: Dimenticavo il comunicato:

Appello – Comunicato dalla Scuola Internazionale di Comics:
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto. Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento. Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti. Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato. Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente. Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante. La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte. Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente. Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo. Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito. La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo: “Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto. Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ – comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-). Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori. Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che mal celano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli. Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza. Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale. “ Avv. Eleonora Trigari.

6 commenti:

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

"Inoltre, mi spiegate perchè io, editore, che ho fatto patti chiari con il mio autore," dici tu.

Eh, il problema sta lì: che i patti sono chiari MOLTO raramente.

Lo stare allo stand è visto come un "dovere morale" e non come "lavoro". E su questo è opportuno puntare un bel faro alogeno da 150 watt.

Anonimo ha detto...

Ecchccavolo! Ma come mai ti scopro solo ora?
Sei l'unico sul web che dice cose dotate di senso. E nenche cose stratosferiche, solo cose terra-terra- Epperò vere! Epperò sei l'unico!
Ti ho già messo tra i preferiti.
Se a Lucca ti trovo, voglio stringerti la mano.
Luca

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

@Mattia: sono d'accordo con te.
Tuttavia non so se la presenza allo stand debba essere considerata come dover morale o lavoro.
Se è lavoro va messo a contratto e diventa un impegno. E se poi non si può mantenere, che succede?
Un dovere morale? Mah. Non so. Hai ragione. C' è da rifletterci.
Sicuramente la presenza allo stand non deve essere data per scontata.

@Luca: oh, grazie dei complimenti.
Se passi allo stand NPE te la stringo io la mano, anche fosse solo per la tua gentilezza.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Se è lavoro e non si può mantenere, si risolverà come con ogni lavoro che non si può mantenere... Visto che non ci sono cifre pazzesche in gioco, immagino che la risposta sia "con quello lì non ci lavoro più perché è un cialtrone".

Speriamo, comunque, che dal rumore nasca qualcosa.

Qualcuno, tra i (sedicenti) editori ha già iniziato a dare "paterni consigli" (leggi: velate minacce):
http://ilblogdeltao.blogspot.com/2010/10/la-riunioneconvention-degli-autori.html

uomoragno ha detto...

Bravo Andrea!
Sono d'accordo con la tua analisi e dei vari punti di vista espressi e soluzioni.
Dal canto mio, come ho detto su Cus, loro possono permettersi di fare ciò che ritengono più opportuno e cercare di valorizzare il loro lavoro dietro un compenso pattuito.
Sinceramente se dovessi pagari 5-10-20-25 o 50 euro per uno sketch di un autore che non mi cura il dettaglio di ciò che sta disegnando e mi restituisce "un mezzo scarabocchio" gratis o a pagamento, preferisco dedicarmi ad altro.
Del mio unico sketch, di Mantova 2009, invece, sono pienamente contento (Adi Granov è davvero spettacolare ed emozionante).
Un saluto e... a domani!

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Grazie Paolo! Passa allo stand che ti devo dare una cosa!
Un abbraccio
Andrea